Dal 1796

Chissà che cosa passava per la testa di mons. Gualfardo Ridolfi la mattina del 28 giugno 1796, mentre usciva di casa per recarsi in Curia, quale Vicario Generale!
Certamente pensieri non lieti, in quanto il primo giugno di quell’anno le truppe napoleoniche erano entrate in Verona e, giusto quel giorno, gli era stata comunicata la notizia della morte di Antonio Maria Lorgna, generale dirigente il Collegio degli Ingegneri di Verona.

Castelvecchio. Verona

Non avrebbe mai immaginato, comunque, che di lì a dieci mesi il suo palazzo sul corso di San Fermo sarebbe diventato sede del Tribunale Militare che condannò a morte Emilei, Verità, Malenza, Sauro, Padre Frangini, Lanzetta, Pomari e Bianchi (il Vescovo Avogadro la scampò per un voto, al ballottaggio).
Nemmeno poi sarebbe stato sfiorato dal pensiero che proprio a casa sua avrebbe trovato sede il liceo scientifico cittadino, titolato all’economista villafranchese Angelo Messedaglia, mentre l’Istituto Tecnico per Ragionieri sarebbe stato dedicato all’Ing. Lorgna.

Che guazzabuglio!
Per fare un po’ d’ordine un passo indietro è necessario.
Nel 1759, rispondendo ad esigenze sentite all’epoca, il Senato della Repubblica Veneta istituì, con sede a Castelvecchio, il Collegio degli Ingegneri.
Il termine deve essere inteso proprio come struttura didattica e residenziale, simile a quelle che, quasi contemporaneamente, erano state fondate in Francia (Ecole Militaire – 1760) ed in Austria (Accademia Teresiana di Wiener – Neustadt – 1752).

Il Collegio degli Ingegneri di Verona, costituisce, quindi, la terza Accademia Militare istituita al mondo, oltre che la prima, più vecchia, facoltà di Ingegneria in Italia, che aprì i corsi appena dopo la famosa Ecole Nationale/e des Ponts et Chausseés di Parigi, che risulta datata al 1747.

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Anton Maria Logna

Con un pizzico di malizia si può ricordare come l’Accademia Viennese fosse stata fondata dall’Imperatrice Maria Teresa, il cui nome risulta ancora inserito nella titolazione corrente. L’Ecole Parigina venne promossa dalla Marchesa di Pompadour la quale, molto colta e dotata, aveva trovato il modo di infilarsi negli affari di governo, oltre che tra le lenzuola del Re.
Quest’ultimo, infatti, preferiva dedicarsi alla meccanica di precisione, settore in cui pare riuscisse molto bene, aprendo una moda che vide epigoni veronesi Antonio Nogarola ed Alessandro Portalupi.
Dopo questi esempi, il femminino del Collegio degli Ingegneri può essere individuato nelle giunoniche forme di donna con cui veniva correntemente rappresentata la Veneta Repubblica.
Affidato inizialmente allo scozzese Matthew Dixon, il Collegio degli Ingegneri passò sotto la presidenza dell’austriaco Giovanni Cristoforo Maser de Filseck, specialista in fortificazioni militari.
L’anno successivo, su proposta del Savio di Terraferma alla Scrittura (Ministro della Guerra) Giobatta Corner venne insediato nel Corpo Accademico il Lorgna, “adorno di requisiti così speciosi …. per sostenere degnamente l’incarico”.
In breve tempo divenne l’anima del Collegio degli Ingegneri, assumendone la presidenza di fatto, durante i lunghi viaggi di ispezione compiuti dal Moser alle fortificazioni d’oltremare. Dal 1786 il Collegio gli venne affidato anche ufficialmente essendo “la sua abilità riconosciuta in tutti i pubblici incontri e nelle materie relative alla professione di Ingegnere”.
Proprio questo è il concetto di riferimento.
In sei anni di corso divisi in due trienni gli allievi ingegneri (24 per ciascun anno – il numero chiuso non è una novità) studiavano algebra, geometria, statica e meccanica, disegno, chimica – fisica, architettura militare e civile, scienza delle fortificazioni, francese balistica, normativa militare e tattica. In, aggiunta equitazione, scherma e nuoto.
Come si può vedere le materie non sono molto dissimili da quelle inserite nelle attuali facoltà di Ingegneria.
Se poi qualcuno, giusto per vedere il livello scientifico raggiunto, fosse curioso di esaminare un libro di testo dell’epoca, può trovare su “Google libri” la digitalizzazione intera del primo tomo di “Saggi di Statica e Meccanica applicati alle Arti” di Antonio Maria Lorgna.

Buona lettura!
(A me è parso molto interessante il capitolo quinto, con le sue considerazioni sui ponti, che possono avere anche valenza sismica).

Abbastanza serenamente il Collegio degli Ingegneri di Verona trascorse oltre sette lustri, sviluppando lo studio e la ricerca scientifica tramite l’applicazione dei suoi allievi più brillanti. Vennero favoriti dalla circostanza che Lorgna, dalla Torre del Castello in cui aveva ricavato studio ed abitazione, esprimesse idee sempre nuove, che giunsero alla Fondazione dell’Accademia Nazionale delle Scienze, detta “dei Quaranta”, tutt’ora sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. La sede è a Roma.
Qualche preoccupazione si manifestò all’inizio del 1796, quando un giovane generale francese venne posto a capo di una armata con il compito di aprire un fronte di guerra in Italia per distogliere truppe austriache dai confini orientali della Francia.
Il 10 aprile Bonaparte apre la campagna d’Italia, il 15 maggio entra in Milano dopo aver più volte sconfitto Piemontesi ed Austriaci.
Malgrado la proclamata neutralità di Venezia, dopo pochi giorni passa l’Adda (confine fisico della repubblica) con l’intento di prendere Mantova da nord, in quanto difesa dagli austriaci.

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Andrea Massena

A Verona qualche preoccupazione comincia a serpeggiare perché Napoleone rinfrancato dalla facilità con cui riusciva a vincere, dichiarò che intendeva punire “la Città che aveva osato farsi Parigi”.
Il fratello di Re Luigi, infatti, aveva trovato ospitalità proprio in riva all’Adige e qui, essendo morto in prigione il Delfino, era stato proclamato monarca con il nome di Luigi XVIII.
Il primo giugno 1796 il generale Massena si presentò alle porte di Verona e chiese di passare, oltre che di ricevere vitto, alloggio e foraggio. Si cercò del Lorgna che parlava benissimo il francese, ma proprio in quei giorni si era dato malato. Messosi a letto, non lo lasciò più, giungendo ad “odiare perfino la luce e nella tregua del dolore che lo macerava, non ammetteva che gli intimi suoi”.
Venne mandato il vecchio generale Giovanni Salimbeni, che scrittori d’epoca definiscono traditore, riferendo che egli andò nient’altro che a complimentarsi con Massena.

Come detto, Lorgna morì il 28 giugno e, stante il momento non propizio, mons. Ridolfi dispose che fosse celebrata una semplice messa funebre nella chiesa della S.S. Trinità alla presenza dei componenti del Collegio degli Ingegneri. Nella stessa chiesa Lorgna venne sepolto. Leonardo Salimbeni, figlio di Giovanni e professore di matematica, assunse la presidenza ad interim, fino al 23 luglio 1796, quando tutto il collegio ed il corpo docente vennero richiamati a Venezia per organizzare le difese della città, sotto la guida di Giovanni Nani che era stato creato Provveditore alle Lagune con pieni poteri militari.
Il 3 aprile 1797 questi, quasi ottantenne, morì per “febbre perniciosa nel sesto giorno di malattia” e la difesa di Venezia si squagliò, al punto di non aver nulla da opporre quando il 2 maggio Napoleone si accampò a Marghera e dichiarò guerra alla Repubblica (fino ad allora si era trattato forse di turismo?) che il 13 maggio abdicò ai propri poteri.

Gli allievi ingegneri non fecero più ritorno a Verona in quanto la neonata Repubblica Cisalpina ritenne prudente trasferire il collegio a Modena, sotto la presidenza di Leonardo Salimbeni, presto decorato con la Legion d’Onore (!!!?) per i suoi servigi resi agli invasori. Da Modena il collegio degli ingegneri non si mosse più e vive tutt’ora come Accademia Militare dell’Esercito.
Non si mosse nemmeno Salimbeni, che dopo pochi anni, pur conservando la docenza di matematica e tecnica delle costruzioni, fu sostituito alla presidenza: lui era rimasto giacobino e non si era accorto che Napoleone, nel frattempo, si era proclamato Imperatore.

Strana storia, quella di Leonardo Salimbeni, ottimo strutturista con notevoli studi su archi e volte, progettista attivo, era figlio del generale Giovanni che i cronisti dell’epoca definiscono traditore del proprio Principe per intelligenza con gli invasori.
Gli stessi cronisti definirono anche lui traditore del suo popolo in quanto combatté con gli occupanti durante le Pasque Veronesi e fu protagonista di un odioso episodio che lo vide, il 19 aprile ’97, uscire da Castelvecchio con un plotone che recava la bandiera bianca.
Richiamando la folla con grandi gesti delle braccia, il plotone si scostò all’improvviso lasciando spazio ad un cannone che si mise a sparare a mitraglia su coloro che erano convenuti facendone strage.
Leonardo ebbe figli. Giovanni morì nel ’97, inquadrato nell’armata Cisalpina che dava l’assalto alla rocca di Loreto, Filippo, dottore in legge, nel 1831 venne processato a Modena per essersi unito alla cospirazione ordita da Ciro Menotti contro il Duca Francesco II°.
Ebbe una condanna lieve perché, dopo aver tramato contro il principe, tradì i congiurati, spifferandone i nomi.
E’ documentale.

Tornando ai nostri ingegneri non è stato possibile riscontrare se in epoca veneziana o di occupazione napoleonica, fossero presenti in Verona associazioni di qualche genere, riferite alle Professioni tecniche.
Va eccettuata solo la Loggia Massonica, appunto, degli Ingegneri, fondata dal solito Salimbeni tra allievi, docenti ed ex iscritti ai corsi di Castelvecchio, le cui adunanze non debbono essere state incentrate su tematiche di aggiornamento culturale o di tutela della categoria, quanto piuttosto sulla diffusione delle idee giacobine.
Dopo qualche anno e molto sangue, si spensero in un lontano orizzonte gli ultimi fuochi di Waterloo ed il Lombardo-Veneto scivolò quietamente sotto l’Impero Austriaco che, grazie all’occhiuta Polizia di Metternich, tese ad opporsi al duplice pericolo rappresentato dai Principi rivoluzionari di libertà e di diritto dei popoli all’autodecisione, il diffondersi dei quali avrebbe arrecato danni soprattutto all’unità dello Stato multinazionale degli Asburgo.

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Manuale per le Provincie soggette all’Imperiale Regio Governo di Venezia per l’anno 1845 – elenco degli agrimensori e ingegneri.
Cllicca per ingrandire

Nemmeno da dire che circoli, Collegi ed associazioni risultavano particolarmente mal visti, per non dir vietati.
L’Austria era, comunque, un paese ordinato e non si fece mancare l’occasione per dimostrarlo a fondo. Dopo attente ricerche e minuziose verifiche, per i tipi di Francesco Andreoli “Tipografo Gubernale” esercente in Venezia, venne dato alle stampe il “Manuale per le Provincie soggette all’Imperiale Regio Governo di Venezia per l’anno 1845”.
A partire dalla corte imperiale di Vienna allo staff più periferico, in seicento pagine scritte con minuti caratteri, vengono elencate con nome, titolo, grado e funzione tutte le cariche dell’Impero: chi ne avesse l’uzzolo, potrebbe informarsi sul nome dell’Intendente di posta di Feltre o del maestro elementare di Badia Calavena.
Non mancano, in apposite sezioni, anche i professionisti; in tal modo medici, avvocati, notai, ma anche tutti gli ingegneri, gli architetti ed i periti agrimensori vengono elencati in una Pubblicazione che svolge sostanzialmente le funzioni di Albo.

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Lapide in memoria di Carlo Montanari

Veniamo cosi a conoscere i nomi dei 68 ingegneri e dei sei architetti che agivano sulla nostra piazza, da Alessi Bartolomeo a Zanfretta Matteo.
La Pubblicazione avrebbe dovuto avere cadenza periodica, ma l’ ”esuberanza” delle province venete, che costrinsero l’Impero a ben tre Guerre d’Indipendenza, mise a dura prova gli estensori del fascicolo, che smisero di occuparsene.
Nel frattempo taluni dei nominati furono condannati alla forca, come accadde all’ing. Montanari, martire di Belfiore, talaltri vennero inviati a respirare le balsamiche arie della Moravia, come l’ing. Caliari. Il soggiorno allo Spilberg sostituì, infatti, l’ormai inflazionata crociera alla Guyana, che veniva proposta dai Francesi.

Tuttavia l’Austria non dimenticò aspetti più pratici e promosse (o almeno ammise) l’istituzione della Società di Mutuo Soccorso degli Ingegneri, Architetti e Periti Agrimensori; si articolava in Sezioni Provinciali e teneva regolari Adunanze Generali, che contribuivano alla Colleganza tra i tecnici iscritti.
Può ben definirsi l’antesignana dell’attuale InarCassa.

Il desiderio associativo era, comunque, molto forte e percepibile al punto che a Brescia, unita all’Italia nel 1859 dopo la Seconda Guerra d’Indipendenza, già nel 1860 venne fondato il locale Collegio degli Ingegneri. Il Veneto dovette attendere ancora sette anni, per l’annessione all’Italia e, in qualche modo, si organizzò.
Tra il 1875 ed il 1877 vennero avanzate varie Proposte di legge per la istituzione di Collegi di Ingegneri ed Architetti e loro rappresentanze, mentre nello stesso anno risulta fondato il Collegio degli Ingegneri della Provincia di Verona.

Purtroppo le notizie reperite, pur ormai prossime a noi, hanno difficile riscontro documentale.
La data di fondazione del Collegio, infatti, viene individuata tramite cataloghi di biblioteche che contengono il fascicolo a stampa riportante lo Statuto, integrato dall’elenco dei soci fondatori; tra questi cataloghi merita la citazione proprio il Catalogo della Biblioteca del Collegio Ingegneri di Verona, stampato nel 1900 e conservato alla Biblioteca Civica veronese, ove si cita il fascicolo sopra ricordato.
Molto interessante evidenziare come un numero non trascurabile dei libri elencati provenisse dall’ing. Donatoni e dall’ing. Monga.
Per dare accoglienza alle istanze ormai diffuse, nel 1885 il “Collegio degli Ingegneri ed Architetti di Roma” si trasformò in “Società degli Ingegneri ed Architetti Italiani”, la quale due anni più tardi, con Regio Decreto, venne riconosciuta come Ente Morale.
La Sede Centrale fu stabilita a Roma, mentre nelle altre parti d’Italia si formarono sezioni locali.
La storia, a questo punto, risulta recente e viene scandita dai documenti delle Adunanze Assembleari, fino alla costituzione degli Ordini, con una nuova definizione degli ambiti operativi e delle specifiche competenze.

Giova per chiarezza riportare le parole con le quali, nel 1923, fu chiusa la mozione finale dell’Assemblea dell’Associazione Nazionale Ingegneri Architetti Italiani (A.N.I.A.I.) promotrice della legge costitutiva degli Ordini: “…compito degli Ordini sia la difesa delle posizioni acquisite nell’ambito della legge che regola le professioni stesse, mentre compito dell’ANIAI sia il raggiungimento delle posizioni a venire”.

Alberto Maria Sartori
Presidente del Collegio degli Ingegneri della Provincia di Verona

 

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